Curiosità: La nascita del linguaggio

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Curiosità: la nascita del linguaggio

Immagina una pianura immensa e su di esso un unico popolo, che parla una sola lingua. Insieme le persone riescono a fare quasi qualsiasi cosa e per questo si sentono onnipotenti. Da qui un’idea ambiziosa: creare una torre così grande da arrivare fino al cielo e sfidare Dio. 

Il lavoro inizia e la torre cresce, pietra dopo pietra. Vedendo l’ardire degli uomini, Dio decide di intervenire e così arriva la sua punizione: le lingue si confondono, gli operai non riescono più a collaborare… e la torre resta incompiuta.

È da quel momento – secondo il mito – che gli esseri umani parlano lingue diverse, e la comunicazione diventa un ponte fragile da costruire ogni volta.

La Torre di Babele è un simbolo non solo dell’ambizione umana, ma del fatto che, senza comprensione reciproca, nessun progetto può arrivare in alto.

Ma da quanto tempo comunichiamo noi esseri umani?
Circa 60 mila anni fa, per la prima volta, gruppi umani arrivarono in Australia. Per farlo costruirono imbarcazioni e attraversarono lunghi tratti di mare aperto, senza mappe, senza alcuna tecnologia di navigazione. Un’impresa così richiede pianificazione, scambio di informazioni, coordinamento, ruoli, memoria condivisa. Richiede un linguaggio.
L’arrivo in Australia è un forte indizio del fatto che i nostri antenati, già 60 mila anni fa, avessero sviluppato una forma di linguaggio complessa e pienamente funzionale — non solo suoni, ma significati, intenzioni e idee in grado di viaggiare da una mente all’altra.
Come scrive il linguista del MIT Shigeru Miyagawa: “Il linguaggio è stato il fattore scatenante del comportamento umano moderno.”
Ma quando e perché sarebbe nato il linguaggio?
Secondo l’antropologo inglese Robin Dunbar, il linguaggio avrebbe avuto una funzione molto pragmatica: tenerci uniti.
Prima del linguaggio, i nostri antenati rinforzavano i legami sociali come fanno ancora oggi molti primati: togliendosi insetti, polvere e nodi dal pelo – un’attività detta grooming. Ma questo metodo aveva un limite: funzionava solo in gruppi piccoli.
Quando i gruppi umani sono diventati più numerosi, serviva un modo più efficiente per creare fiducia, appartenenza e controllo. Nella prospettiva di Dunbar il linguaggio nasce come strumento per mantenere relazioni, fare promesse, coordinare il gruppo e renderlo più grande, più stabile e più cooperativo.
Un grooming fatto di parole.